La posizione ufficiale della chiesa Apostolica in Italia nei confronti di Israele
La Chiesa Apostolica in Italia riconosce provvidenziale il ristabilimento dello Stato d’Israele avvenuto il 14 maggio 1948. Questo evento risulta essere l’adempimento di diverse profezie bibliche che si sono incastonate in una serie di avvenimenti politici che hanno creato le condizioni per la loro realizzazione.
La Chiesa Apostolica in Italia riconosce provvidenziale il ristabilimento dello Stato d’Israele avvenuto il 14 maggio 1948. Questo evento risulta essere l’adempimento di diverse profezie bibliche che si sono incastonate in una serie di avvenimenti politici che hanno creato le condizioni per la loro realizzazione. L’invocata preghiera per la pace di Gerusalemme non prescinde comunque dalla profezia biblica che non depone per una pace universale senza prima attraversare drammaticamente gli eventi escatologici.
La realtà d’Israele quale popolo eletto da Dio è indiscutibile, le promesse di Dio fatte al suo popolo sono senza pentimento. Oggi, Israele sta vivendo un tempo di indurimento (Romani 11:25) che terminerà quando: “essi guarderanno a me, a colui che essi hanno trafitto” (Zaccaria 12:10).
In ogni caso la Chiesa, così come l’Apostolo Paolo duemila anni fa, desidera col cuore e prega Dio per la salvezza d’Israele (Romani 10:1).
Tale salvezza è, sarà sempre, e sarà solo nel nome del Signore Gesù Cristo perché: “In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati” (Atti 4:12). La Chiesa Apostolica si adopera al bene d’Israele testimoniando della verità dell’Evangelo agli ebrei quando possibile, contrastando l’antisemitismo e i movimenti che promuovono il boicottaggio economico nei suoi confronti.
Le relazioni con autorità civili e religiose ricadono nell’ambito del dialogo culturale e interreligioso e non avranno carattere di atti di culto. Questo perché manca la base stessa del dialogo ecumenico; il Messia atteso dal giudaismo deve “venire”, il Cristo atteso dalla Chiesa deve “tornare”.
Il ritorno del Messia è l’apice dello schema Kerigmatico, pertanto, essendo l’unico autorizzato ad “aprire” gli eventi degli “ultimi tempi”, è anche il solo anche a potersi fregiare del titolo di “Leone della Tribù di Giuda” (Genesi 49:9; Apocalisse 5:5).
La Chiesa Apostolica in Italia intravede nelle posizioni assunte verso Israele da alcuni ambiti neo-pentecostali il riflesso di ipotesi teologiche non bibliche, e quindi incompatibili con l’Evangelismo. Tra queste, emerge la cosiddetta Teologia del Dominio che assegna alla Chiesa il potere di stabilire il Regno di Dio sulla terra attraverso strategie tese a penetrare in tutte le strutture di potere, religioso e civile, per arrivare a “dominare” il mondo (Giovanni 18:36).
Tale tesi ha una sua premessa nella cosiddetta “Teologia del piccolo dio”, la quale è sinistramente vicina alle intenzioni del “principe del presente secolo” che tende a portare un uomo a sedersi in una posizione di “governo universale” arrivando a presentare sé stesso come Dio (2° Tessalonicesi 2:3-4).
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